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Il vero sogno si chiama LaLatina!!!

L'Italia parla solo di eliminati eccellenti e ci appella come "romani" o addirittura "ciociari"

Sia chiaro, nessuna critica verso la nostra avversaria, imponente e avvolgente nella sua bolgia del San Nicola, orgogliosa e mai doma in quel piccolo tempietto che è il Francioni. Bari e la città di Bari hanno accarezzato il sogno, ci hanno creduto fino alla fine ma poi si sono dovuti arrendere. Bari e LaBari, un leitmotiv che ha caratterizzato gli ultimi mesi del nostro campionato, un motto, una moda che ha impazzato fino ed impazzerà tutta l’estate. Finche si tratta di social è tutto normale, vedere home, messaggi di pianti, delusioni, accuse e quant’altro: del resto il tifoso (occasionale e non) ha le stesse abitudini in tutta l’Italia. Ma quando sotto la lente d’ingrandimento mettiamo i media, quelli fatti da professionisti, quelli che dovrebbero raccontarti cosa sta succedendo nell'Italia del calcio, allora qualcosa cambia.

Al di là del fatto che rischiamo di essere etichettati “romani o addirittura “ciociari” per poca informazioni di nostri eccellenti colleghi(già questo basterebbe per creare una rivolta a Latina) la cosa che più fa rabbia, dispiacere e grida vendetta è il totale disinteresse per una squadra e una città che stanno scrivendo una storia ancora più clamorosa della più famosa Bari. È vero, a dicembre al San Nicola erano quattro gatti ed ora si muovono a carrettate di 10mila ma dall’altra parte una truppa di guerrieri nerazzurri non si è spaventata, è andata avanti per la sua strada ed è in una finale playoff per raggiungere la serie A anche se due anni fa vinse una finale playout di Prima Divisione e poco tempo prima andava in giro per campi di pozzolana.

È vero, noi non siamo un palcoscenico importante ma è anche vero che se ci mettete in un angolo mai riusciremo in questo salto di qualità. Latina in finale forse non fa moda per i colossi mediatici ma è pur vero che dopo una stagione simile questo è il minimo. Il Latina non merita di passare come la “cattivona” che ha cancellato la favola Bari ma merita di esser messa in risalto perché, dal suo primo anno di Promozione (avete capito bene), ha compiuto una scalata assurda, incredibile, fantastica e con pochi esempi simili nella storia del calcio. Questa platea fino a poco tempo fa esultava per i gol di Garat, di Cinelli, di Tortolano (voi 8mila vi domanderete chi sono?) fino ad arrivare al Jefferson di Prima Divisione. Noi, come tutta Italia, abbiamo i nostri occasionali, non eravamo abituati a questi scenari ma conta davvero poco. Per l’Italia il Latina ancora non è un’entità definita tanto che alcune testate nazionali addirittura non hanno aggiornato lo stemma dal 2007. E allora, non me ne vogliano colleghi e tifosi biancorossi, anche noi alziamo la voce.

La alzano anche quei 120mila abitanti pontini, la alzano quegli 8mila nerazzurri del Francioni e quel migliaio di tifosi che seguono la squadra in trasferta, senza pensare a quelle centinaia che sono passate dal Pomezia di Amassoka al Palermo di Hernandez. Qui ci siamo proprio tutti, non gridiamo vendetta ma semplicemente chiediamo il risalto che merita questa città. Il rispetto per i club più blasonati ci sta tutto, chiunque ha i brividi quando entra in stadi eccellenti con un pubblici stratosferici ma ora è il momento del Latina. Una neopromossa in finale playoff serie B, i caratteri cubitali non servono per una squadra che è semplicemente stata eliminata ma per chi invece si è giocata la serie A fino all’ultimo secondo con gente del calibro di Maccarone e Tavano. Noi stiamo rendendo questa stagione leggendaria, stiamo ancora in silenzio perchè ancora non è finita però, per piacere, se ci dovessimo mai incontrare in giro per l’Italia non chiamateci “romani” ma soprattutto “ciociari”, noi siamo pontini, orgogliosi e fieri.

Stefano Scala

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