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25 aprile, le ragioni di una Festa

Non è festa di pace o con i fiori, è festa di mitraglia

25 aprile, le ragioni di una Festa

E' il 25 aprile e in troppi pensano a San Marco e a qualche scusa per nascondere, in tanti cercano di pensare ad altro, di non badare. Perchè il 25 aprile non è festa di pace, non è festa con i fiori, è festa di mitraglia. Il 25 aprile è festa di libertà contro la tirannide, e non finisce. Non finisce fino a quando c'è uno che dice ad un altro cosa deve fare e non chiede prima cosa vuol fare, non finisce fino a quando contano le camicie e non il cuore.

Il 25 aprile è festa della mia parte che dall'altra parte c'è il torto. Certo nel torto non si muore di meno che nella ragione, ma c'è una ragione ed un torto. La ragione è la libertà, quella che corre lunga nella storia degli uomini per l'idea che conta ogni uomo e non i gruppi coi appartiene. Conta l'anima di ciascuno che non è nata seconda mai, conta chi cammina e non i passi sincroni del marciare. Si è vero sulle montagne abbiamo sparato ed ucciso, abbiamo contato i nostri morti ed erano ragazzi. Perchè si "puo' morire per Danzica", perché "qui ci ritroverai camerata Kesserling con lo stesso impegno" come diceva Calamandrei.

Si il 25 aprile metto sul bavero il garofano rosso, vado a testimoniare che non è giorno di pace, è giorno in cui i liberi con le loro mille libertà mostrano che la libertà è cara: io col mio garofano rosso, altri con le bandiere delle preghiere, altri con i sogni di domani sognati, altri con la stella di David, altri con i dolore dei morti uccisi dai barbari, altri con il nonno che dalla Russia non è tornato, altri perché volevano amare diverso. La libertà è un fiore con mille petali ciascuno il suo ma senza gli altri non è fiore di colori ma è foglia senza amore.

Il mio 25 aprile non è giorno che vi dico di pace ma ho accanto la mitraglia perché sulle montagne con lo stesso impegno ci troverete. Si chiama resistenza per quel diritto sacro che hanno gli uomini contro il sopruso. Quel diritto nato per rivendicare il diritto di pregare Dio come indica la coscienza e non come ordina il padrone.
Noi siamo quella bandiera di bandiere oggi non dimentico che la mia portava il sole dell'avvenire, non piangeva quello che era stata ma immaginava l'alba nuova dove la libertà non bastava perché senza la "giustizia" saremmo liberi di morire di fame. Noi siamo quelli del vento del nord. Buona festa, perché questa festa e monito per i tiranni che vanno schiacciati vermi quali sono. Ora e sempre Resistenza.

Lidano Grassucci