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Good Year e la Cisterna di Francia

Mille famiglie di Oltralpe restano senza lavoro

Good Year e la Cisterna di Francia

Anni fa ho seguito la vicenda dello stabilimento Good Year di Cisterna, chiudeva e... la ragione era l'inefficienza dei lavoratori italiani. I miei conterranei chiesero solidarietà ai lavoratori del gruppo di altri paesi europei, ma non era il caso dei colleghi di Francia che erano "meglio", che avrebbero vinto la battaglia con tutta l'idea che hanno di se stessi i cugini di oltralpe.

Oggi, la Good year chiude lo stabilimento locale, perchè i cinesi, i rumeni o chi volete voi sono piu' bravi.

Perchè essere bravi, per una multinazionale, significa lavorare di piu' e esser pagati di meno e c'è sempre in qualche parte del mondo qualcuno che ha piu' fame. Lo dico guardanto quella scritta Good Year sullo stabilimento francese così uguale a quello della mia cisterna.

Un uomo di due secoli fa, ma chi lo ricorda, uno che faceva di nome Carlo e di cognome Marx incitava "proletari di tutto il mondo unitevi". Violeva dire che se pensi di essere piu' eguale degli altri, poi ti ritrovi piu' solo di quanto hai lasciato soli gli altri.

In Francia oltre 1000 famiglie nella placida Picardia restano senza lavoro, come i miei della oalcida Cisterna.

Ma nessuno in questo continente che rischia di finire perchè non è piu' in grado di lavorare ha posto la questione di domani: non dobbiamo farci cinesi, ma i cinesi avere gli stessi diritti degli europei.

Dobbiamo lottare per il pane, e la mia generazione ci ha aggiunto le rose, e non per la fame. Quando hanno chiesto la testa degli italiani tutti hanno guardato la gigliottina nessuno la voglia di sangue del boia. Saluto i compagni di Francia ricordando Turati che di umanità ne masticava tanta: "il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà", ma se i figli litigano per l'eredità e non coltivano il campo sono destinati a perire, anche senza dignità

Sto con gli operai di Francia per le ragioni per cui ero con quelli italiani, contro l'idea che il lavoro non è riscatto ma fame. 

 

Lidano Grassucci