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Piccolo ragionare sulla democrazia, il caso delle slot machine

In nome di presunte morali stiamo uccidendo la libertà

Piccolo ragionare sulla democrazia, il caso delle slot machine

La democrazia ha senso se c'è dentro il limite, il rispetto di cose che sono libertà di chi non condividiamo, per restare liberi quando non ci condividono. Si sta diffondendo, in questo paese, l'idea che la democrazia è l'abuso del piu' urlante, del piu' dolorante, del piu' morale. Esiste l'idea che la maleducazione, la prepotenza, fino all'omicidio dell'empio di turno siano "giustificabili". La democrazia invece è l'idea che non c'è giustificazione alcuna contro la libertà degli ultimi, degli empi. Perchè chi è in maggioranza, in sintonia, con i molti domani potrebbe essere all'indice di altri molti che non lo comprendono.

Un gruppo di deputati del Pd vota una norma che penalizzarebbe i comuni "virtuosi" contro il gioco, gioco cattivo che rovina il mondo. Nessuno dice che i "giocanti" non giocano perchè un medico lo prescrive, perchè una religione lo ha messo nei precetti. La responsabilità individuale si rimuove e le colpe sono sempre di sistema. Se un pensionato si gioca tutta la pensione allo slot machine, è un idiota. Ma questo sarebbe facile, la colpa non è dell'umano ma della macchina. I nostri deputati votano, in maniera non condivisibile (forse), ma la reazione? Si pubblicano gli elenchi degli empi, si chiede alla piazza di lapidarli, di considerarli "traditori" delle virtu'. La piazza? Sì quella che tra Barabba l'assassino e Gesù il Salvatore scelte di salvare il primo in nome della virtu', contro il messaggio nuovo che per i vecchi è bestemmia.

Quell'elenco mi inquieta, mi rattrista, mi ferisce. Non si puo' far tutto in nome della virtu' presunta, perchè la virtu' è cangiante come il tempo di primavera. I valori non negoziabili mutano piu' velocemente degli allestimenti dei negozi alla moda di via Montenapoleone.

Il bisogno di lottare l'abuso del gioco non prescide la responsabilità di chi gioca e il rispetto di chi intende diversamente quella battaglia.

Il limite della democriazia per non farla diventare ditannide della ignoranza è l'educazione ed il rispetto di chi la pensa, sia pure in mnoranza, diversamente. La democrazia non è per chi si sente onesto davanti agli altri disonesti perchè altrimenti pensanti. Onesto e disonesto non sono categoria, infatti, della politica ma della morale e del Diritto nella polotica contano i progetti le idee di città che si hanno. Ma nei talk show la maleducazione è sovrana, la mostruosità regola, la normalità delitto. Quella lista di persone che ha votato diversamente da una morale comune, fosse anche sbagliatissi,a è errore mortale.

Sono antifascista senza se e senza ma ma se chi professa quella, per me non fede, vuole esprimersi per me ha il diritto di farlo, se lo impedissi negherei l'essenza della mia idea di libertà. Certo se l'espressione del pensiero diventa negazione della mia di libertà allora eserciterei il sacro diritto di resistenza. Ma temo che in nome dei bisogni, in nome di presunte morali, stiamo uccidendo la libertà. E se la libertà muore non c'è morale che la stostituisce ma tribunali d'inquisizione, se l'educazione ed il rispetto muoiono resta l'arriganza, la prepotenza, la tirannide.

Non mi piace il popolo che in piazza invoca i roghi: nella Roma del Papa il popolo voleva la rivoluzione e la libertà quando si avvicinavano i francesi, plaudiva il boia che resaurava il Papa e tagliava le teste libere. Il popolo è sovrano quando ha dentro di se la sacra ragione, è canaglia quando uccide il rispetto e la dignità dell'ultimo degli eretici.

Lidano Grassucci