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Politica, ragioneria e "vietato vietare": vogliamo la luna

Abbiamo creduto che la luna fosse lì, bastava volerla...

Politica, ragioneria e ''vietato vietare'': vogliamo la luna

Sono di quei ragazzi, ora vecchi, che quando hanno iniziato a parlare, ad appassionarsi, ad amare la polica volevano la luna e pensavano che una risata sarebbe stata rivoluzionaria rispetto ai volti imbalsamati del niente.

Abbiamo creduto che la luna fosse lì, bastava volerla amare e lei si sarebbe concessa. Oggi la politica è vincoli, conti, convenienza. Ma Robespiere avrebbe fatto mai la rivoluzione del mondo se faceva di conto? Garibaldi avrebbe fatto l'Italia?

Napoleone quella corsa romantica verso quella terza Roma che era Mosca. Chirchill avrebbe fatto di conto prima di resistere alla bestialità del totalitarismo? Sono anni che chi fa politica non spera, non dice... prendiamoci la luna. Tutto vogliono tagliare, ridurre, risparmiare, impattare zero: ma l'amore puo' avere impatto zero?

Un bimbo che nasce urla piangendo al mondo perchè non vuole impattare zero: vuole cambiarlo il mondo. Il mondo del bambino non sarà quello di quel mattino che nasce ma sarà il prossimo.

Non si puo' fare, è il continuo ripetere di una mediocre classe politica: perchè la rivoluzione di Francia si poteva fare? L'Italia una, si poteva fare? Resistere soli contro il mondo per la liberà contro il totalitarismo che aveva invaso il mondo, si poteva fare?

Turati in una Milano triste e povera pensava che gli ultimi di li avrebbero "riscattato il lavoro", si poteva fare?

Nulla si puo' fare, ma è l'impossibile che si deve fare. 

Si volevo la luna, è impossibile ma la politica che è lo stare insieme tra uomini non è l'arte delle possibilità ma la cosa che si avvicina piu' alla concretezze dei sogni. Gli operai di Turati hanno i figli dottori, non mangiano piu' polenta e niente, non muoiono di vino, sono uomini e non bestie. Se lui non sognava l'impossibile, non lo perseguiva con tenacia a discapito di ragionieri e banchieri sarevbbero "tribolati".

Non ho il dono della Fede, ma credo che tra le fedi del mondo quella della mia educazione abbia dentro il seme di una giustizia che non ha eguali perchè è "speranza".

Da decenni la classe politica non propone possibilità ma divieti, noi ragazzi di un tempo di utopie sui muri scrivevamo "vietato vietare". Io se fossi in politica inizierei da qui da vietare il vietare e dal perseguire con tenacia l'impossibile: come Turati, come Garibaldi, come Robespierre, come un uomo che sogna.

Lidano Grassucci