Menu LatinaPerStrada.it

Clandestino e la generosità del maiale

La ricerca, paurosa, dello straniero che è "strano" e quindi turba

Clandestino e la generosità del maiale

Amo molto la terra mia, sono contadino e i contadini non viaggiano si radicano. Sono vigne che raccolgono la terra e ne fanno vino, uva d'autunno che ruba anche il sole e il caldo al mondo.

I contadini non vanno, restano, guardano i viaggiatori con invidia, per il loro muoversi, diffidano dei mercanti, hanno invidia per la saggezza dei preti di cui cercano radici. Ma non odiano. Uccidono il maiale ma quasi piangono con lui che muore un pò per loro e lo fanno eroe di una fine salvifica, ma non per lui.


Dico questo perchè oggi siamo qui davanti alla ricerca, paurosa, dello straniero che è "strano" e quindi turba. Il contadino non si muove lui, ma non caccia lo straniero ma si fa raccontare, si guarda come portatore di mondi dove mai andrai. I contadini tagliano il salame e spezzano il pane.


Enzo Biagi si stupiva dell'idiozia di un razzismo italino vista la generosità delle nostre nonne, ed io mi stupisco della ricerca dei clandestini visto l'ascolto dei nostri contadini. I paladini erano di Francia, il grano era turco, le arance erano portogallo. Amo la mia terra e per questo non posso considerare nessuno clandestino, diventavi romano. Lo diventavi nella grandezza di Roma, come nella grazia sella Chiesa che è assemblea di umani e non esclusione di umanità.

Amo questa terra diove contiamo in arabo, dove cerchiamo radici in greco e cosciamo il mondo in tedesco cantando in italiano.
La cosa meno italiana? L'idia di essere altro dagli altri, perchè qui è nata  l'idea di universo, di università che è convergenza dei diversi nell'unicità dell'umanità. Per questo se sei italiano e contadino di questa terra non puoi considerare alcuno clandestino e se arriva l'affamato l'onori con il salame ed il pane.
Il resto? Non è della mia gente.

Lidano Grassucci