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Lampedusa e la morte

La tragedia vista dalla prospettiva di un navigante di stagioni finite

Lampedusa e la morte

Sono un navigante, sono un dolorante, sono uno che non ricorderete mai per nome

se mi va bene arrederò le vostre strade, se male sarà morto male nel mare a me nato contadino

sono qui con mio destino che non mi ha concesso bivi tra bene e male ma solo la seconda nella carne

sono un navigante di stagioni finite che il mare grosso è il muro, ma anche la scusa per non morire

sono la coscienza che avete perduto grassi di carne egoisti di paura

sono il numero

sono la cotabilità della poetà morta

sono quello che non sanno piu' le coscienze sterili

sono quello che non sta piu' nelle preghlere estetiche

sono quello che non vedete piu' nei ricordi rimossi

sono un navigante che non sa nuotare e sto nel mare

sono un navigante che ha visto per la prima volta il mare

 Si sono l'uomo che non riconoscente

si sono la madre che avete donato all'affetto paganto di una badante che ha fatto lo stesso mare

si sono il pare cotretto muto a ricordi che non volete ascoltare

si sono voi che eravate, mi vedete morto qui in questo sacco ma piu' vivo di voi viventi di morti, grasse senza sapore di cibo

sono quello che non sarete mai piu', la pietà

 

Lidano Grassucci