Menu LatinaPerStrada.it

La mia terra ferma

Per capirla devi capire il fango, la melma, l'ignobiltà delle zanzare

La mia terra ferma

I canali della mia palude si amano non perchè sono passi d'acqua, ma per questo loro ostinarsi a star fermi, imbrigliati. Non capisci la palude se pensi che è acqua che corre, se è posto dove si cammina, qui è il posto dove finisce.

Qui nulla va via, tutto resta, si impaluda. Qui si fermano le donne che fanno porci i marinai per non mandarli via. Tutto inizia dalla palude, da questa ostinazione a trasformare tutto in bestie stanziali.

L'acqua viene dal monte, ma qui muore, come Circe voleva far finire qui i greci di Ulisse. Qui si sono impaludati anche gli americani per pensavo che da Nettuno a Roma fosse una gita. No, qui non passi, qui resti, qui ti imputridisce. Questa non è terra di fiumi, ma è fango, solo fango. Non la capisci la mia terra se non capisci il fango, la melma, se non conosci il canto sgradevole delle rane, l'ignobiltà delle zanzare. Non è terra di turisti, i turisti vanno a vedere le cartoline non il sudore, vanno a gaurdare la grandezza del mare non il cupo del fango.

Questa terra mia non è femmina che porti via, questa o la ami qui o non la ami. Questa è pianto di Ninfa bella per perduto amore, di Ufente per l'orgoglio di Camilla è cattiveria di uomo bestia contro la bimba che si fa santa non per miracoli, ma per esempio.

La chiudo qui, i miei canali non amano barche e cristiani ma anguille e porci. Se non capisci questo non sei di qui, sei inglese in India, bianco in America, francese in Algeria sei di passo.

Lidano Grassucci