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Gabbiano, gatti e l'attacco

La paura non fa vincere ma di piu', non fa vivere

 Gabbiano, gatti e l'attacco

Un gabbiano attacca, come padrone su una città che non ha mare. C'è chi si sente padrone ovunque, che fa il padrone.

Mi gira intorno minaccioso, ma io non lo minaccio è lui che ha paura. Mi fermo e non capisco, non mi spiego. Soffro di questa idea che "gli altri non sono noi", che noi siamo sempre meglio.

Il cardinale rivolto a Pasquino (in uno dei quei bellissimi Film di Luigi Magni sulla Roma papalina), innamorato di Giuditta, giudia appunto, gli confessa  "Guardi che loro, gli ebrei, sono quasi come noi".

La maggioranza pensa sempre che gli altri non sono uguali e sono meno, tutti come il gabbiano che si sente padrone ma sempre in pericolo. Paura, siamo in tempi di terrore. Eppure? C'è un modo di vedere diverso, se credo che chi arriva non è armato, ma sorpreso di trovare qualcosa di diverso da lui che lo farà diverso come lascerà differente chi ha incontrato.

Il gabbiano non vuole altri, si sostituisce non capisce. Il gabbiano, quando vado via, è tronfio a godere della sua solitudine. Un giorno verranno uomini come me a mandarlo via, con la cattiveria della vendetta, o verrà un gatto a riprendesi il suo mondo e il gatto non ucciderà lui, ma non lascerà ai suoi figli di diventare lui.

C'è sempre uno piu' cattivo, piu' astuto, se sei cattivo e ti credi astuto. Il gatto sarà implacabile e i miei simili che verranno non da meno.

Un gabbiano attacca e non sa che domani non sarà il carnefice di oggi ma la vittima di domani.

Morale della favola? La paura non fa vincere ma di piu', non fa vivere e i gatti non allevano gabbianelle, e non attaccano i topi per nobili regine alate, ma per istinto.

Lidano Grassucci