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La crisi, la poesia e il canto

Ricominciamo dal canto e non dal pianto

 La crisi, la poesia e il canto

Se ricominciassero dalla musica? Sì, da dove abbiamo cominciato. Perchè l'Italia è l'unica nazione al mondo che si è fatta sulla musica e sulla poesia. Ciascuna nazione si inventa nascite dettate da dei, da voontà divine, dal sandue, dal suolo sempre sacro. Noi? Siamo nati da una poesia che recitava: "Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quando altrui saluta". Nasce da un amore dedicato generosamente senza alcun ricambio, un amore senza bisogno dìaltro e la donna qui è madonna, madre e donna. Qui e solo qui suona l'amore per nascere, poi l'idea che potevamo essere uniti e liberi attraverso il canto, attraverso tenori e soprani che cantavano "o mia Patria si bella e perduta", erranti come gli ebrei e come loro derisi. A New York eravamo animali poi la voce di Caruso e... diventammo santi.

Ricominciamo dal canto e non dal pianto, non piangeva Verdi ma sognava di "ritrovarla la patria" che il pensiero andava sui monti e... IL pensiero, come di Madonna tra le donne, come di lietezza: "di doman non vi è certezza, chi vuol esser lieto sia". Oggi non siamo lieti, ma neanche quando Lorenzo il Magnifico sognava giovizze non c'era letizua, ma chi voleva esserlo lo era.

La risposta alla nostta paura sta qui nella lirica e nella poesia sta nel vedere l'acqua, il fuoco e anche il lupo come fratelli. La crisi? Forse sta nel non vedere piu' la bellezza di una madonna che per la via guarda altrui ed è così gentile e bella. 

Comunciamo da qui, domani sarà un domani che "inizia il canto"

Lidano Grassucci