Menu LatinaPerStrada.it

La morte dei giornali, il silenzio e futili considerazioni

A Latina non c'è chi legge, chi ha bisogno di leggere per capire

La morte dei giornali, il silenzio e futili considerazioni

Domenico Ippoliti mi chiede un pezzo sulla crisi dei giornali a Latina. Ci penso, ma non mi va di dire. Cosa mai potrei dire di originale, men che meno di utile. Ho tentato di fare il giornalista, ho cercato di scrivere per quel che sapevo e come mi veniva, ma la cosa è finita in maniera triste, se non inutile come era iniziata. Perchè puoi scrivere e scrivere, ma conta chi legge e forse qui è il nodo di questa crisi. A Latina non c'è chi legge, chi ha bisogno di leggere per capire. Quando muore un giornale muore una persona, perchè le persone sono la carne, le ossa e il sangue, ma sono anche le cose che hanno visto, che raccontano, i sentimenti con cui testimoniano il mondo. Muoiono le persone e quando si muore la curiosità è di assistere al funerale per vedere chi si ricorda di te, della tua storia. Ho visto funerali pieni di gente e funerali senza gente. Se c'è gente al saluto forse qualche ricordo resta, altrimenti sei vissuto invano, inutile. A Latina, la mia città, i giornali muoiono soli e sono tutti nati settimini, muoiono in silenzio tanto quanto volevano far rumore nel vivere. Muiono perchè, forse, la comunità non ama le parole, non ama lo scritto e, soprattutto, quello scritto forse è in una lingua che la gente non parla. Cosa posso dire, posso dire che quando Moravia parlava di queste città di piano come città del silenzio questo voleva dire, sono luoghi che non hanno la parola, non hanno bisogno del parlare. Non entro dentro i drammi di quanti perdono il lavoro il futuro, io dico che forse non serviva il raccontare, e, per quel che mi riguarda, io non sono in grado di narrare. Torna il silenzio, torna il vivere quotidiano come direbbe Giorgio Gaber "senza neanche l'intenzione del volo". Il mondo che avrei voluto, se ne fossi stato capace, raccontare non aveva interesse di sentire e non mi ha perdonato le sbavature. Forse due tristezze inuna vicenda sola: la mia personale di illudermi di raccontare e un mondo che se ne frega dei racconti ingenui o audaci che siano. Esprimo vicinanza umana a chi deve affrontare le paure del non lavoro, onoro la richiesta di Domenico di dire qualcosa restando dell'avviso che nulla toglie e nulla aggiunge, siamo responsabili delle nostre cose, collevivamente e personalmente. Nenni diceva "fai quel che devi, accada quel che puo'". Personalmente ho fatto quel che non avrei dovuto, non sapevo fare. 

Ai funerali dei giornali nella mia città non ci sono neanche le donne piangenti a pagamento. Buona fortuna Latina, Spinaceto è vicina.

Lidano Grassucci