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La rivoluzione di Eros e la Roma

Una storia malinconica in un Paese che non amo più

La rivoluzione di Eros e la Roma

Questa storia la troverete retorica, forse malinconica, vi farà sorridere, o piangere. Oppure penserete a nostalgie politiche, o a parabole bibliche a insegnare a vivere. Forse è tutto questo è niente insieme. Io l'ho scritta perchè mi ronzava nella testa come ricordo e forse perchè la vità è gloria e niente nello spazio di tempo della crescita di un fungo. Forse l'ho scritta perchè le cose mutano e forse non c'è perchè. Leggetela a prescindere dalla ragione per cui l'ho scritta io, per le ragioni vostre che le mie finiscono qui, in un Paese che non amo piu', perchè non lo capisco.

E' la storia di Eros, capite dal nome che si tratta di uno dei pochi romani che amano poco i santi e per niente i preti. Di quelli che conservano un buon ricordo della REpubblica romana e di Ernesto Nathan sindaco. Si delle famiglie che a Roma era antipreti per troppi preti e non per sconoscenza di Dio.

Eros era socialista, in una sezione del partito di quelle che stanno nelle periferie operaie. Socialisti di quelli che la Giustizia è una FEde, la Libertà un'amante. Aveva le chiavi della sezione, l'apriva ogni giorno e fuori c'era lka fila di compagni che andavano a discutersi a dividersi. Erano tempi buoni, arrivavano assessori, dirigenti di società, fino a ministri. Anche belle signore, vive e vispe. Lui era anche gradevole d'aspetto e, senza vantarsi, aveva amato per l'amore che si era trovato in dono. La sezione era tirata sempre a lucido, e la confusione sovrana. Lui rimetteva a posto la collezione di Critica sociale, rivista fondata a Filippo Turati, e MOndoperaio che capiva poco ma che era di tutti grandi pensatori socialisti che anche i francesi un pò ci invidivano. 

Erano belli anche i manifesti che ricordavano il divorzio, lo Statuto dei lavoratori, la scuola per tutti e, tante cose di giustizia e libertà.

Poi cominciarono a dire che questa roba era niente, che i socialisti erano tutti ladri, tutti. Che era marcia quella idea lì. Gli assessori cominciarono a venire di rado, molti a non poter venire. Alcuni compagni duri proponevano di resistere, ma il giorno dopo non si vedevano piu', è Eros li ritrovò anni dopo con il faccione con i partiti nuovi. 

Certo lui non li biasimava: quelli che andavano a sinistra erano nelle corde, i socialisti non possono stare a destra; ma capiva anche gli altri che dicevano mai con i boia comunisti.

Sta di fato che Eros apriva la sezione ogni sera, ma non veniva nessuno e lui rabbiava ogni giorno di piu'.

La moglia si chiamava Maria, Marietta per lui, come per via maschile non amavano i santi, per via femminile onoravano Maria, madre di tutti i tribolati. 

ERos, chiedeva Marietta, è venuto nisuno stasera? E lui "nisuno".

Se ne fece una malattia, ando avanti per giorni, per mesi per anni. La sezione della gloria era un buco senza gloria, non ci passava nesuno, il telefono muto quando prima era bollente. Muto.

Eros se ne fece una malattia, una mattina (stava male da un pò) chiese a Marietta: "Chiama il prete". Mariettà sapeva che quando quei mangiapreti chiamano il prete è l'ultimo, l'ultimo atto. I preti di periferia conoscono la loro gente, anche i mangiapreti, quelli che hanno Giustizia e Libertà per fede, bravi Cristi. Eros si fa segnare la fronte, ma non dimentica l'orgoglio: "si ma mettimi la mia bandiera e la mia musica". Il prete sa del dolore e sa che ogni cretura è di Dio e promette. Alla funzione dice la sua e poi cede alla bandiera, la musica non gli pareva troppo anche se in cuor suo "il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà" lo sentiva dalla bocca del papà (anche i preti son stati bimbi). La bara esce con la bandiera rossa, intorno frange dorate giallissime, il sole che sorge dello stesso oro, la falce e martello sul libro simbolo della rivolta. Un ragazzo che passa di lì guarda la bandiera e dice "de a Roma pure lui". Anche il prete piange, si muore invano e si vive per niente. 

Lidano Grassucci