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Bontà del lupo

Riflessioni su vili monete e su un atto di carità

Bontà del lupo

Un signore mi guarda dal basso in alto, è a terra con occhi di pietà mi chiede carità. Ho in tasca delle monete, vili monete forse 33 monete.

Denaro figlio di qualche mia povertà, figlie di qualche tradimento di qualche umano errore perchè siamo tutti eranti traditori. Non sono buono, non ho pietà per la paura di vivere che ci fa cani arrabbiati da uomini curiosi che eravamo.

Queste monete saranno il mio giornale con cui capirò il mondo, saranno il mio caffè caffè con cui riderò, parlero di domani con gli amici.

Moneta per pensare di essere felici.

Mi guarda con occhi pietosi, forse recita, forse bara, forse è cane come me e fa l'agnelo. Ma un uomo che ha occhi a chiedere pietà è come donna senza amore, bimbo senza gioco, cane solo.

Le monete suno nella mia pasta, ci potrei comperare un goccio di benzina per andare via di qui.

Lui guarda. Recita, mi dico. Recita, mi convinco.

Non so da dove viene, poi mi rispondo sentendomi un cretino: ma da dove vuoi che venga, da qui, da questo mondo. Paesano o straniero, uomo o donna, nero o bianco sono eccezioni che facciamo per sentirci, come dire, esclusivi in qualcosa. Ma che cazzo sono, sono una persona come lui. Sono un coglione come tanti.

Sono povero anche io, in fondo lo sono sempre stato se non con l'illusione di non esserlo per qualche po'. 

Tiro fuori la mia moneta, ma che differenza fa, ma non perchè sono buono perchè mi sento coglione, il coglione che sono. Gli do la moneta, forse non servirà a lui, forse non servirà a me. Ma cosi' mi sento.

Lui mi guarda, sono un cane rabbioso, lui sarà come me, 33 denari due li ho restituiti. E... nessuno si assolva.

Lidano Grassucci