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Grillo e le colpe della generazione che ha ucciso la speranza

Critica a me stesso e alla mia generazione per aver nascosto la verità ai ragazzi

Grillo e le colpe della generazione che ha ucciso la speranza

Un signore di 65 dice si essere il nuovo e giudica vecchi tutti gli altri, tanto sarebbe vecchio lui in ogni altro paese del mondo. 
Un signore di 88 anni, nato quando c'erano Giolitti e Matteotti, Gramsci e Don Sturzo, si "sacrifica" per la Patria nel momento in cui la sua stessa storia è messa in forse da venti di egoismo, da paure e non da speranze. Perchè il male di questo paese è qui, nella morte delle speranze di tutti in nome delle paure di ciascuno. Lui viene da un mondo in cui non era scontata la libertà, eppure speravano.
Vengo da una generazione generosa, sperammo in un mondo di eguali, in un mondo dove il lavoro non sarebbe stato (per la prima volta) fatica, ma espressione della realizzazione di ciascuno. Il sogno che in me veniva da Turati, in altri miei coetanei da altri grandi maestri del vivere, un sogno trasferito da generazione a generazione.
Oggi? Vecchi grassi, noi vecchi grassi, trasferiamo ai ragazzi la paura del nostro dimagrimento. Trasferiamo il timore e gli neghiamo l'unica ragione di essere giovani: la speraza di domani. 
Abbiamo detto ai giovani che domani non dovranno crescere ma decrescere, come dire la vecchiaia grassa è nostra, voi non avrete futuro. Egoismo di vecchi che ghigliottinano la generosità dei giovani.
Siamo stati ragazzi generosi, abbiamo contestato la politica dei nostri vecchi in nome della nostra speranza. Ora i giovani urlano rabbia alla politica dei vecchi in nome della paura, del terrore di domani.
Gli idioti purissimi ora spiegano l'intelligenza, urlano da rivoluzionari puntualmente senza rivoluzioni.
Ma la colpa è di questa mia generazioni che si è raccontata con la povertà di oggi, per dirla con Gaber si è mostrata tacchino privo di volo che è e non  aquila come si è sognata, immaginata quando era nella età della speranza. Grillo è figlio di quella morte, della morte del domani, della cancellazione della idea di domani. 
Si ho sognato, come tanti ragazzi come me, che oggi ci sarebbe stata una società libera dal bisogno, giusta nella realizzazione delle capacità di ciascuno. Per noi era la società socialista, per altri aveva altri nomi, altri soli ma in tutti noi era diversa da quella in cui stavamo. Era, per tutti noi, società generosa. Oggi le paure sono egoiste.
Non critico Grillo e i suoi sodali, ciascuno ha le sue sensibilità estorie, critico me e la mia generazione di aver nascosto la verità ai ragazzi: domani è dei giovani, e portarli a manifestazioni non di speranza ma di odio è criminale.
Questo è criminale, sentire ragazzi che odiano e non sperano.
Ma voi avete contestato Luciano Lama, vero ma in nome della speranza non della paura. 
Questo sento, questa è la nostra colpa. 

Lidano Grassucci