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L’asilo infantile Valentina Ciancarelli

Storia dei luoghi e dei giovani di un tempo (ultima parte)

Nel 1938 iniziarono i lavori relativi alla costruzione dell’Asilo Infantile, questi furono completati nel 1940 con la realizzazione anche di una piccola cappella, nella quale la domenica e nei giorni festivi, per interessamento del Vescovo di Terracina, officiava un sacerdote della vicina Abbazia Cistercense di Valvisciolo inviato dall’allora Priore don Raffaele SCACCIA per la cura pastorale degli abitanti.

Nell’occasione del cinquantenario di presenza delle suore del Preziosissimo Sangue a Latina Scalo, la superiora Suor Giuseppina MERLUZZO con la collaborazione delle consorelle e l’aiuto di persone volenterose, provvide ad organizzare per i giorni 15 - 18 marzo 1990, un simpatico ricordo commemorativo. Alla cerimonia furono invitati S. E. il vescovo mons. Domenico PECILE, i parenti del Senatore Ugo CIANCARELLI, le autorità e tutta la popolazione.

Non potendo partecipare personalmente, suo nipote, rintracciato a Roma da don Vincenzo FAUSTINELLA parroco dello Scalo, scrisse una lettera, che ritengo sia importante portare a conoscenza.

Di seguito, ecco il testo:

“L’idea di realizzare un asilo tra le poche case che poi, insieme a tante altre, hanno costituito il centro abitato dell’attuale Latina Scalo, sorse nella mente di Ugo CIANCARELLI nel 1938, quanto in lui la soddisfazione, di aver contribuito in prima persona allo sviluppo anche industriale di una parte della zona agricola dell’Agro Pontino, era stata gravemente offuscata dall’improvvisa scomparsa della sua unica figlia Valentina.

Valentina CIANCARELLI NOBILI, morì quasi improvvisamente il 5 agosto 1937, poco prima di dare alla luce il suo primo bambino. Questo luttuoso evento, avvenuto appena un anno dalle nozze della giovane madre, destò molta commozione in Rieti, dove lei era nata, ed a Genova dove aveva vissuto a lungo, poiché era quella la principale residenza di lavoro di suo padre.

Dopo gli anni della fanciullezza, trascorsi in Rieti, Valentina aveva effettuato l’ultima parte degli studi presso le scuole Genovesi, dimostrando sempre una notevole intelligenza.

In seguito, aveva avuto un interesse sempre vivo per le varie manifestazioni culturali della Liguria, nonché di Roma e di Rieti dove tornava spesso. Aveva anche maturato, secondo l’educazione che il padre e la madre le avevano dato, una profonda fede religiosa ed un vero amore per il prossimo.

Per queste qualità ed anche per la sua conversazione sempre vivace che coinvolgeva le persone di qualunque età e condizione sociale, la drammatica sua fine impressionò notevolmente non soltanto i genitori, il marito, i parenti e gli amici, ma anche le tante persone che a Rieti e a Genova l’avevano conosciuta. Il padre cercò di reagire a tale sventura dedicandosi ancor più al suo lavoro.

Proprio in quegli anni fu necessario guidare attentamente la Società Italiana Zuccheri che tra l’altro, era stata una delle prime aziende industriali che si erano offerte di operare nel territorio della nuova Bonifica Pontina. L’iniziativa era molto importante.

Si trattava non soltanto di dare lavoro agli operai dello zuccherificio ma anche di avviare una vasta coltivazione di barbabietole, coltivazione che è molto adatta ai terreni di recente bonifica, anche in vista delle sostanze che essa può lasciare nel terreno a vantaggio delle successive rotazioni con il grano.

Accanto allo stabilimento vennero presto costruiti altri fabbricati, tra i quali la “palazzina rossa” destinata ad accogliere gli impiegati. Sorsero altre case di abitazione, alcune delle quali erano sulla piazza della nuova chiesa parrocchiale.

In quell’epoca poche persone potevano possedere un’automobile, il mezzo di trasporto più diffuso era la bicicletta che si doveva adoperare anche sulle lunghe distanze tra i paesi vicini ed il luogo di lavoro. Divenne dunque necessario che alcune famiglie potessero risiedere nel nuovo centro.

Di qui la conseguente necessità di accogliere i bambini che le madri non potevano accudire nelle ore di lavoro. L’idea di Ugo CIANCARELLI trovò subito una favorevole risposta. Ma la costruzione dell’asilo richiese non soltanto l’intervento finanziario del promotore, ma anche quello di altri benemeriti. Tra questi possono essere ricordati l’Ing. Carlo PIAGGIO, titolare della Società Italiana Zuccheri, ed alcuni rappresentanti delle ditte che avevano partecipato alla realizzazione dello Zuccherificio.

Fu così possibile, nel 1940, che sulla Via della Stazione, a poca distanza dall’incrocio con la strada che si prolunga fino a Sezze, si potesse aprire l’edificio dove ebbe così inizio quella ordinata attività delle varie Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue e la gioiosa presenza di tanti bambini. Il fabbricato ha oggi dimensioni più grandi di quelle originali, ciò perché esso è stato poi ampliato per opera del Comune di Latina, al quale l’asilo appartiene. L’ampliamento era stato in qualche misura previsto da Ugo Ciancarelli che prima della sua morte, avvenuta il 3 dicembre 1957, aveva disposto a tal fine un lascito al Comune. In effetti, con il trascorrere degli anni, al momento della realizzazione, il Comune stesso ha dovuto (anche a causa dell’inflazione monetaria) integrare largamente la somma lasciata.

Ugo CIANCARELLI nel 1939, quando stava per lasciare Genova onde proseguire altrove la sua attività di progettista e di organizzatore, pur sempre nello stesso campo saccarifero, fu nominato Senatore del Regno.Con ciò si vollero riconoscere i meriti che egli, come chimico e come dirigente industriale, aveva acquisito, nel campo scientifico ed in quello tecnico, durante una lunga e intensa attività, svolta anche nell’interesse del Paese. Seguirono i tristi anni di guerra, con i lutti e le distruzioni che, verso la fine, colpirono anche la Provincia di Latina. Essi però non fiaccarono la volontà e la tenacia sul lavoro di lui, che in quei luoghi si era tanto prodigato. Egli, durante gli anni successivi, fu spesso vicino alle Suore che via via si erano avvicendate nella conduzione dell’asilo intitolato alla sua indimenticabile figliola.

Dopo la morte di Ugo Ciancarelli, la moglie Virginia, continuò le visite all’asilo, lo fece fino a che la tarda età non le impedì di muoversi da Rieti. Anche Rosa, la sorella di Ugo, andò spesso a trovare le Suore e così gli altri parenti. 

Nel momento in cui l’asilo festeggia il suo cinquantesimo anno di attività, sono ora i nipoti a partecipare con molta commozione alla festa nel ricordo dell’adorabile cuginetta Valentina e del caro zio Ugo.[1]           

 

Come ho narrato, il racconto ci coinvolge anche nei sentimenti più belli e più nobili, sino al più profondo delle nostre midolla, perché la verità del racconto dei fatti vince sempre contro la falsità e la menzogna che taluni oggi propinano a tanti giovani che qui a Latina ci sono arrivati da poco. La mia famiglia che c’è venuta negli anni ’30 trasferendosi dal VENETO, si è data da fare con il lavoro e l’impegno e a buon titolo noi tutti assieme ai miei zii e ai miei cugini ci sentiamo di appartenere a questa meravigliosa terra che è anche nostra. In questo momento che la Città si rifà il look per la propria festa, vorrei concludere con una citazione di Marco Tullio Cicerone: “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell'antichità.”


[1] Raffaello CIANCARELLI, lettera alla comunità delle Suore A.S.C. nel 50° di permanenza a Latina Scalo, Roma, 11/03/1990.

Elaborato di Chiara Maria De Marco 

18 Dicembre 2013

 

 

 

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