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Le sofferenze di una bambina durante e dopo la guerra

L'intervista di Claudia Iaiza a cura del Centro S. Alessio Margherita di Savoia

Il centro S.Alessio Margherita di Savoia per i ciechi di Latina in occasione del concorso cittadino “i nonni raccontano” ha voluto intervistare la signora Claudia Iaiza classe 1937 di origini Friulane.

La signora Claudia è figlia di emigranti Friulani giunti in Agro Pontino ai tempi della bonifica. Inizialmente venne in Agro Pontino il fratello del nonno di Claudia che fece scendere tutta la famiglia nel 1935.

Il papa di Claudia giunto in Agro Pontino decise di tornare ad Udine per sposare la sua fidanzata per poi ripartire per Littoria. Come ci ha raccontato Claudia fù un viaggio di nozze di nozze tra mare e  palude, infatti la sua famiglia andò ad abitare in via lungomare a Littoria. La famiglia inizia ad allargarsi e nasce Claudia prima di tre figli.

Claudia ricorda bene che a tutti quelli che giungevano dal Friuli venivano date le terre più difficili da coltivare poiché erano grandi lavoratori.

Il padre era cieco ad un occhio a causa di un incidente dall’età di 5 anni, ma svolgeva il suo mestiere di barbiere presso la propria abitazione. Erano tempi di fermento, i contadini lavoravano nei canali per permettere la bonifica del territorio; i poderi erano dotati di zanzariere per proteggersi dall’attacco delle zanzare portatrici di malaria, le famiglie collaboravano tra di loro nella vita quotidiana .

All’interno della sua casa si respirava l’attivismo e l’impegno dei coloni dai racconti dei clienti e degli amici del padre consapevoli della realizzazione di una grande opera di trasformazione del territorio e della nascita della città di Littoria.

La signora Claudia era una bambina di 6 anni quando è iniziato il conflitto bellico, si ricorda ancora il mare che descrive “nero” e chiese alla mamma come mai era tutto nero. Erano i primi mezzi di sbarco ed infatti poco dopo vennero sfollati.

Purtroppo durante la fuga Littoria fu occupata dalle truppe tedesche e la famiglia di Claudia fu fortemente colpita dal susseguirsi degli eventi, infatti durante un rastrellamento tedesco il padre venne fatto prigioniero e la famiglia non ebbe più sue notizie.

Purtroppo altri momenti brutti arrivano nella vita di Claudia che ricorda bene che una volta giunti a Littoria si trovavano in un edificio che venne bombardato ed una sua amica di un anno più piccola rimase ferita a morte; questo evento scioccò a tal punto Claudia da fargli cancellare dalla sua memoria molto di quello che accadde in seguito. Dopo un anno di ricerche la mamma di Claudia ritrova il papà in un ricovero dei feriti di guerra di Capua, la guerra era finita ma cominciò il calvario della sua famiglia.

Accidentalmente il padre venne colpito da una scheggia rimanendo cieco totale, aggravato da altre patologie derivanti da negligenza e scarse cure durante il ricovero.

Ritornato a casa il padre prese come punto di riferimento Claudia, la primogenita, comincia così la loro vita in simbiosi: per tutte le attività quotidiane Claudia sarà gli occhi del padre, molto spesso occhi gonfi di sofferenza.

A quei tempi la condizione del non vedente era priva di sostegno da parte dei servizi di assistenza. L’unico punto di riferimento era la famiglia.

Oggi, noi, possiamo trovare supporto in diverse strutture e centri specializzati. Siamo facilitati a partecipare alla vita pubblica attraverso l’utilizzo di ausili e mezzi di comunicazione: scrittura in braille, sintesi vocale per computer e cellulari, cane guida, bastone bianco…

Nonostante i progressi e le nuove opportunità, il racconto di Claudia ha suscitato emozioni senza tempo, ieri come oggi, i nostri stati d’animo ci accomunano.

 

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