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Littoria e Sabaudia, città con due destini diversi

Prima parte dell'elaborato di Fabio Rossi

Non era ancora finita la Seconda Guerra Mondiale in Italia che già nella parte sud, conquistata dagli Alleati, il Governo provvisorio si apprestò ad anticipare la defascistizzazione del territorio eliminando il più possibile i simboli del passato regime. Quel processo che alla fine del conflitto verrà ufficializzato con la creazione dell’Alto Commissariato per l’Epurazione, strumento chiamato ad emanare il complesso dei provvedimenti con il quale l’Italia subiva una radicale trasformazione con particolare riferimento alla vita pubblica.

Questo “terremoto” coinvolse in principal modo le persone che erano state compromesse con il passato regime, modificò anche la toponomastica nelle città italiane ed interessò anche i nomi di alcune di queste. Il più emblematico di tutti, per celerità e perché andò a buon fine, fu il cambio del nome di Littoria in Latina.

Così scrive Annibali Folchi: «Sulla fine dell'estate del '44, il ministero dell'Interno, tramite la Prefettura, suggerì di cambiare la denominazione al Comune capoluogo e alla Provincia. Fu proposto di mutare il nome di Littoria in Latinia. Il commissario Zeppieri non fece obiezioni. Assistito dal segretario capo reggente, Umberto Malandrucco, formalizzò immediatamente il suo parere favorevole con una delibera che reca la stessa data della segnalazione della Prefettura: 16 settembre 1944. La nuova denominazione, per il commissario, "risponde alla posizione geografica della città ed ai precedenti storici che interessano la zona

Sempre lo stesso autore in un’altra sua opera scrive:«La proposta era venuta dal ministero dell’Interno e la provincia e il comune capoluogo l’accettarono acriticamente. Successivamente, sorse qualche perplessità sulla desinenza finale di Latinia temendo che richiamasse alla memoria le città di fondazione del fascismo (Littoria, Sabaudia, Pontinia, Aprilia, Pomezia, Carbonia).

Nella procedura del cambio di denominazione si insinuò così il dubbio e, a gennaio del ’45, spuntò il nome di Latina. La deputazione provinciale, per alcune assenze, il 27 gennaio rinviò ogni decisione. Avrebbe formulato il proprio parere solo dopo aver consultato i “partiti politici locali sulla opportunità o meno di far luogo al cambiamento del nome”. Quattro giorni dopo, la decisione: il nome di Littoria è ripudiato.»[2]

Fu così che il 9 aprile del 1945, con il Decreto Luogotenenziale firmato da Umberto Principe di Savoia e Luogotenente del Regno, Littoria cambiò il nome in Latina.

Nella memoria collettiva, il nome di Littoria restava la città del "duce", la città nata da e per il fascismo ed usata, volente o nolente essendo l’unica tra le città di fondazione ad essere stata elevata a capoluogo di provincia, quale portabandiera nella propaganda del regime.

Rimanendo nel solo ambito del territorio pontino e pur considerando il superiore rango della città, alcune domande sorgono spontanee.

Come mai le altre città di fondazione hanno mantenuto il loro nome?

In particolare come mai la città di fondazione dedicata alla monarchia sabauda, rea di aver condiviso in toto le colpe del disastro della guerra con il fascismo, attraversò indenne questo “terremoto”? Eppure i reali vennero destituiti con un referendum nazionale, esiliati con obbligo di non rientrare più in Italia e i loro beni furono confiscati!

Qualcuno potrebbe giustificare in vario modo la mancata epurazione del nome di tale cittadina pontina. Fu riconoscenza nei confronti della casa reale per l’unificazione dell’Italia? Fu riconosciuta sufficiente la punizione dell’esilio?

Come mai fu mantenuto anche il colore azzurro, scelto in omaggio proprio alla casa reale sabauda, nella maglia delle formazioni nazionali degli sport di squadra?[3].

Niente di tutto questo, nessuna recondita considerazione attinente al vissuto storico, nessuna ragionata sudditanza e riconoscenza, solo il comportamento di un uomo che non si fece travolgere dagli eventi e da un ordine da lui non condiviso.

Un uomo che nella sua testimonianza ha raccontato della sua scelta dopo l’8 settembre di continuare a combattere per un Italia liberata da tutti i suoi occupanti, senza distinzione alcuna. Un sottufficiale che aveva continuato a combattere nell’esercito dell’Italia del Sud fino alla fine del conflitto e che dopo il congedo partecipò alle elezioni della prima legislatura del Comune di Sabaudia (1945- 1950) dove fu eletto e svolse la funzione di assessore.

Il fatto è molto più semplice di quanto si possa immaginare ed è raccontato in una intervista improvvisata e registrata (suddivisa in una quindicina di clip audio di un minuto ciascuno) tenuta ad un arzillo e speciale novantaseienne che è stato il protagonista del fatto, fatto tenuto tra i suoi reconditi segreti fino al concorso “I nonni raccontano”.

La circostanza ha voluto che mio padre promotore dell’iniziativa si rivolgesse proprio a tale personaggio, quale Presidente del Nastro Azzurro di Latina, per avviare il progetto del concorso.

Parlando dell’importanza di evitare che fatti aneddotici di possibile grande interesse storico svanissero con la naturale ed inevitabile scomparsa di chi ha vissuto inedite esperienze, si senti dire «Io so perché Sabaudia non ha cambiato il nome, ma non l’ho mai detto a nessuno».

Di lì ad accendere il telefonino ed avviare la registrazione il passo è stato tutt’uno e la reticenza di questo nonno, dopo anni e anni di silenzio, è durata lo svolgere di un attimo.

A me è toccato solo convertire l’audio in scritto e partecipare al concorso con questo testo per far si che di tale testimonianza ne potesse rimanere traccia. Mio padre, non potendone prendere parte, mi ha infatti chiesto di partecipare con il patto che, qualora selezionato per un premio, questo fosse devoluto al Nastro Azzurro della città.

Ho accettato, inizialmente forzatamente per accontentarlo, e poi sono stato catturato dal racconto. A noi giovani la scuola non ha saputo trasmettere la conoscenza e l’amore verso il nostro recentissimo passato cittadino. Ci muoviamo giornalmente in questa città senza conoscerla e senza percepirne l’affascinante storia, così unica rispetto a quelle delle altre città italiane.

I nonni raccontano” ha dato questa opportunità. E così, anche se non di mia volontà, mi sono tuffato in un passato recondito per mezzo della voce di un protagonista del tempo rimanendone affascinato. E che protagonista!

Fabio Rossi

Concorso “I nonni raccontano” Latina 18/12/2012

 

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