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Lo zuccherificio, la scuola, la caserma

"Mi ricordo", ultima parte

Il 27 giugno 1935 (anno XIII E.F.), con la posa della pietra di fondazione da parte del duce, S. E. Benito Mussolini, alla presenza di numerose autorità civili e religiose si avvia il processo d’industrializzazione del “Villaggio” per la costruzione dello Zuccherificio.  Il primo ottobre del 1935 inizia la costruzione dello zuccherificio che in assoluto, è non solo il primo stabilimento del “Villaggio operaio”, ma, dell'intero comune di Littoria. Fu costruito in dieci mesi durante l'assedio economico e inaugurato dal Duce il 19 agosto 1936.

All’avvenimento fu data una grandissima importanza, perché assieme all’evento bonifica poteva

rendere politicamente molto.

La città di Littoria era già fatta da quattro anni e dal 1936 era divenuta provincia, i primi contadini erano ormai arrivati e l’Italia deficitaria dal punto di vista dello zucchero aveva bisogno di produrne. La terra pontina, fu quindi scelta per questa coltivazione, in quanto i terreni erano molto fertili e giudicati adatti al tipo di colture tra le quali appunto la barbabietola da zucchero.

Lo stabilimento fu realizzato in dieci mesi, con il contributo umano di circa 1000 persone e la partecipazione economica di imprese realizzatrici quali la Roversi, la Ferro Beton, la  Ingg. Buini e Grandi. Il sopralluogo finale della costruzione avvenne il 23 luglio 1936 alle ore 11 da parte del capo del Governo, Benito MUSSOLINI, del senatore Ugo CIANCARELLI, dell’Ing. PIAGGIO e naturalmente il vescovo di Terracina, mons. Leonardo NAVARRA. Fu benedetto il lavoro svolto dopodiché il corteo delle auto composto da una Lancia Augusta, da un’Aurelia, e da molte altre più modeste si diressero verso la città.

Nel 1936 in zuccherificio erano presenti al lavoro circa 60 persone fisse tra operai ed impiegati, guidati dal direttore dello stabilimento Ing. Leopoldo PULE’, costoro erano stipendiati rispettivamente con circa 950 lire al mese gli impiegati, e circa 500 lire gli operai.

Durante la campagna saccarifera, il personale fu elevato a circa 500 unità lavorative chiamando in fabbrica persone provenienti dai paesi vicini, per lo più Norma, Sermoneta, Bassiano, Sezze, Priverno, Sonnino, Terracina, Cisterna, Cori e Giulianello.

Voglio ricordare che, non essendoci grosse possibilità di trasporto, i lavoratori reclutati nei paesi Lepini menzionati, per giungere in zuccherificio affrontavano il viaggio a piedi e i più fortunati in bicicletta (quella con le gomme dure, senza camera d’aria!).

A causa dei turni avvicendati e dato che i tempi di riposo erano molto limitati, tanti tra questi alloggiavano in baracche, poste al di fuori del perimetro dello stabilimento sopportando una vita molto dura.

Riprendendo il discorso produttivo dell’anno 1936, ricordiamo che in quel periodo furono coltivati 939 ettari di terreno, con una produzione di 120.474 quintali di barbabietole pari a 18524 quintali di zucchero in cristallo non raffinato; l’anno seguente avendo realizzato il reparto di raffineria, furono coltivati 2050 ettari di terreno con una produzione netta di 327524 quintali di bietole pari a 45853 quintali di zucchero raffinato. Il primo anno furono lavorati circa 8000 quintali di bietole/giorno, il secondo anno circa 16000.

Nel 1938 venne costruito un altro stabilimento, il Molino Agro Pontino (attuale ARSOL) con annesso pastificio. Tenuto conto che la bonifica dell’Agro era stata fatta, e che i terreni erano molto buoni, visto che già si produceva il grano per poter raggiungere l’autosufficienza nazionale, fu pensato e realizzato il Molino dell’Agro Pontino (M.A.P.) che opererà in seguito anche come pastificio. Questa importante fabbrica, ubicata nel cosiddetto “Agro Redento”, assolveva ad un compito preciso che era quello di assicurare la macinatura del grano per la produzione di farina tanto necessaria per la fabbricazione del pane e la lavorazione della pasta per uso alimentare umano. La vicinanza della stazione ferroviaria, anche qui come per lo zuccherificio, facilitò notevolmente il trasporto dei beni prodotti, rendendo in tal modo fiorente l’attività industriale del luogo. Ecco quindi che il felice connubio agricoltura e industria nel territorio, cominciò a creare tutti i presupposti per l’occupazione.

 

LA SCUOLA DELLE LESTRE

Nei pressi dell’aeroporto, in località Casal delle Palme, sorge un piccolo edificio scolastico, costruito tra gli anni 1912 e 1913, ancor prima della bonifica delle Paludi Pontine.

Per volontà di un comitato di persone composto da Anna FRAENTZEL CELLI, Sibilla ALERAMO, Giovanni CENA, Angelo CELLI, Annie NATHAN, sotto la direzione tecnica di Alessandro MARCUCCI, si riunì questo Comitato esecutivo per le scuole in data 28 giugno 1910. 

Fu deciso di istituire alcune scuole nell’Agro Pontino, che così, per l’appunto nel periodo 1912/13 vide decollare le Scuole per i contadini, con alcune piccole classi nelle località di Casal delle Palme, Tor Tre Ponti e Foro Appio.[2]

Già intorno al 1920, il plesso di Casal delle Palme fu dedicato a Giovanni CENA, scrittore ed educatore, che proprio agli inizi del ‘900 si è interessato dell’istruzione delle popolazioni locali che erano residenti nelle lestre e nelle capanne. La lestra, era il rifugio, disposto all’interno della palude pontina, che comprendeva un giaciglio a terra fatto di paglia, dove il pastore riposava dopo la faticosa giornata di lavoro.

All’interno, vi potevano trovare posto una sorta di lettiere disposte in più file in modo da poter ospitare più persone che per riposare, vi sistemavano sopra della paglia o delle felci di cui la zona era molto ricca.

In diverse di quelle, c’erano persone che costituivano l’agglomerato che oggi potremmo dire di Latina Scalo. Ritornando sulla scuola, sulla facciata vi era una lapide con l’iscrizione: “Perché il contadino del Lazio salisse dalla miseria della sua vita alla dignità di cittadino e di libero coltivatore redimendo con sé la sua bella e ferace terra asservita nel latifondo, flagellata dalla malaria Giovanni Cena percorse queste campagne diffondendo la luce dell’alfabeto. E’ però al nome benedetto di Lui, s’intitola questa casa della scuola sorta per volere e concorso di popolo qui dove umile nel MCMXI s’aperse la prima scuola per i contadini delle paludi pontine. Casale delle Palme, novembre MCMXXI.”

Dopo anni di completo abbandono, l’edificio ormai cadente stava andando in rovina. Grazie alle segnalazioni di cittadini volenterosi e ad una poderosa campagna pubblicitaria di segnalazione posta in essere dall’emittente televisiva Tele Etere, l’Amministrazione di centro – destra del Comune di Latina guidata dal Sindaco Ajmone FINESTRA, vi ha posto rimedio approvando alla fine degli anni ’90 un progetto di recupero.

I lavori di restauro sono stati completati, recuperando così quella che si deve considerare una testimonianza storica importante, dell’attività immediatamente pre bonifica dell’Agro Pontino.

Allo stato attuale, l’edifico completamente restaurato si può godere nella sua bellezza percorrendo la statale Appia. I colori utilizzati e le forme ristrutturate del fabbricato, lasciano un’immagine veramente bella nel cuore di chi conosce e rivive la storia dei pionieri della cultura nell’Agro Pontino.

 

LA CASERMA DEI CARABINIERI

Con la costruzione della Stazione, furono realizzati i locali per la Milizia Ferroviaria, la quale effettuava il controllo sul territorio assegnato, e qui vi rimase sino alla soppressione dell’organizzazione paramilitare, essendo mutato il regime politico dopo l’ultima guerra.

La Caserma dei Carabinieri, quindi, non era presente a Latina Scalo, si trovava a Tor Tre Ponti nell’edificio all’incrocio con via Carrara, nei locali dove un tempo vi era la caserma dei gendarmi pontifici. A tal proposito riporto un brano in margine al Convegno di studio in Sonnino organizzato dal CEPIG:

Il 30 maggio 1862 il brigadiere FONTINI, comandante il distaccamento dei gendarmi pontifici a Tor Tre Ponti, sull’Appia, ricevette 10 simpatizzanti borbonici e fornì loro una diligenza che, guidata da tal Luigi LABICANO di Fondi, li accompagnò fino a Ceccano, dove i dieci si ricongiunsero con una brigata spagnola ed altri partigiani borbonici.  Lo stesso brigadiere FONTINI si sentì poi in dovere di ragguagliare il suo comandante di Velletri, il giorno successivo. Ma per una di quelle stranezze abbastanza frequenti all’epoca, il mastro di Posta di Terracina intercettò la missiva e la consegnò al comitato liberale di quella città”.

Dovendo servire un territorio vasto e articolato e con la strada statale Appia sottostante, unitamente alle adeguate strutture preesistenti, fu mantenuta dalle Autorità proprio questa ubicazione. A causa degli eventi bellici dell’ultima guerra, la caserma fu temporaneamente trasferita presso la Stazione ferroviaria, dove i Carabinieri avevano anche il compito di controllare i viaggiatori, le merci in transito e le tradotte militari, con tutto quello che ne conseguiva, ossia le macchine belliche e le attrezzature militari che proprio in quel periodo transitavano in abbondanza.

Il continuo e pressante lavoro, fu svolto con encomiabile senso del dovere da pochi militari che si alternavano nelle ventiquattro ore. La provvisorietà durò a lungo, ben oltre il termine del conflitto tanto che, mentre la popolazione di Latina Scalo cresceva, la caserma diventava sempre più bisognosa di spazio e quindi di locali più adatti a ricevere il personale, i mezzi e le relative suppellettili.

Per tale ragione, in considerazione del fatto che, mentre Tor Tre Ponti si era sviluppata pochissimo e Latina Scalo al contrario aveva avuto una forte espansione, le autorità pensarono di insediare la Stazione dei Carabinieri in luogo più appropriato. Fu così che nell’anno 1965 il 19 di giugno, la caserma fu spostata dalla ferrovia e ubicata in via dei Glicini dove ancora oggi si trova.     

A cura di 

Giuseppe De Marco (concorso I nonni raccontano)

 

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