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Che cosa è “I nonni raccontano”

Accadimenti, ricordi, immagini del vissuto storico del territorio pontino

Che cosa è “I nonni raccontano: accadimenti, ricordi, immagini del vissuto storico del territorio pontino”? Ovviamente è sicuramente un concorso, ma non il solito concorso fine a se stesso che individuati i vincitori si esaurisce senza lasciare di se stesso qualche utile strascico. E’ qualcosa di più, molto di più se si tiene conto di ciò che è capace di ottenere e anche di dare.Concentriamoci un momento sul titolo del concorso e potremo trovare senza difficoltà la risposta, anzi più risposte alla domanda che ci siamo posti.

Innanzi tutto se i nonni raccontano ci sono sicuramente dei destinatari dei loro racconti che per logica non possono che essere dei nipoti. Significa quindi creare un ponte virtuale tra nonni e nipoti che così colloquiano su argomenti diversi da quelli usuali offerti dal tram-tram quotidiano, sicuramente benefici ai secondi per comprendere un mondo a loro altrimenti sconosciuto. Esperienze di una vita passata da parte dei nonni, utili per i nipoti che la loro vita si devono costruire. I nonni così facendo non portano i nipoti solo a giocare nel parco, non gli comprano solo i dolciumi, non raccontano loro solo delle favole, ma tramandano storie tratte dalle loro esperienze di vita.

E di quali ricordi si tratta? Lo dice la seconda parte del titolo. Si tratta di raccontare tutto ciò che è collegato alle origini di questo territorio pontino, della bonifica, dei suoi nuovi insediamenti di fondazione e delle opere ad esso collegate attraverso la raccolta di immagini, oggetti, fatti aneddotici che si compendiano nelle testimonianze orali di chi questa trasformazione ha vissuto.Così facendo il concorso lascia una traccia di se indelebile in quanto consente il travaso di esperienze indispensabili per preservare la memoria di fatti ed avvenimenti che altrimenti sarebbero potuti andare dispersi. Praticamente il concorso salvaguarda e diffonde la memoria storica del nostro territorio, il suo carattere di nuovo insediamento realizzato con una popolazione di provenienza e cultura eterogenee.

I nipoti, attraverso il concorso, scoprono ciò che altrimenti non potrebbero conoscere se non per loro scelta da adulti ed i nonni hanno l’occasione di sentirsi importanti per le nuove generazioni raccontando le proprie esperienze di vita.

Quanti benefici non vi pare? Tra l’altro benefici utili anche ad arricchire di dettagli la storia già documentata del territorio. La storia è un mosaico ed un mosaico è tanto più prezioso quanto più numerose e policrome sono le sue tessere, ovvero quanto più esso è ricco di dettagli. Così facendo si raggiunge anche un altro fondamentale obiettivo: quello di consentire ai giovani di cercare nel recente passato quello che non trovano nel presente, il senso di appartenenza, l’orgoglio delle proprie radici, l’orgoglio di vivere in una città tanto giovane quanto ricca di una originale, unica, irripetibile, fulgida storia.

Queste parole trovano conforto nella domanda che pone il professore di storia medievale Franco Cardini. “Avete notato che nella nostra società c’è un crescente e diffuso bisogno di storia, una dilagante voglia di passato, un desiderio di riconoscersi e radicarsi in qualcosa che non c’è più o non c’è ancora, ma di cui si sente l’ombra della presenza?”

Ecco, si ritiene che il concorso nella sua prima edizione abbia risposto pienamente a questa domanda vista  l’entusiastica partecipazione di un eterogeneo stuolo di partecipanti e per i contenuti che essi hanno saputo esprimere.

A ciò, inoltre, si aggiungono altri risultati non marginali o secondi ai primi. Si fa riferimento anche alla capacità di catalizzare l’interesse di molte realtà associative che si sono unite al movimento Mi chiamo Littoria, ideatore del concorso, per portare avanti un processo culturale sempre più ampio e condiviso. Quindici in tutto e di cui sei nella esperienza dell’anno passato e ben nove in più in quella di quest’anno. Ciò a riprova degli intendimenti apolitici ed apartitici del movimento ideatore e del fatto che la cultura non vuole e non deve fare necessariamente politica.

Insomma la storia non deve appartenere ad una o ad un’altra ideologia, non ha colore, si basa solo su fatti incontrovertibili e di cui si può parlare liberamente senza veder sollevati gli scudi di questo o quel partito.

Ecco di seguito le associazioni che si sono unite al progetto culturale di Mi chiamo Littoria:

L’Istituto Nastro Azzurro, l’Associazione Nazionale Combattente e Reduci, l’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi, l’Associazione Mutilati ed Invalidi di guerra, l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, l’Associazione Culturale “Tor Tre Ponti”, l’Associazione “Fiume Cavata”, l’Associazione “Presente Futuro”, l’Associazione “Officina della Fantasia”, l’Associazione Culturale “Quelli della Radio”, l’Associazione Culturale “Musicamica”, l’Associazione Culturale “Nova Aetas”, l’Associazione Culturale “Pontina”, l’Associazione “Anima Latina”


Il Presidente del Comitato Organizzativo
Gen. Euro Rossi

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