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Parliamo di...sport!

L'importante è che i piccoli scelgano spontaneamente

In molti genitori si domandano a quale età far iniziare uno sport al proprio figlio e soprattutto quale sport far loro frequentare.

Lo sport, per il bambino, deve essere prima di tutto un gioco da vivere con gioia insieme ai coetanei. È un momento di incontro e di aggregazione per aiutare a crescere sani nel corpo e nello spirito. Allo stesso tempo può rappresentare un’occasione per imparare i fondamenti dell’attività motoria.

I bambini dovrebbero arrivare spontaneamente alla scelta di fare sport, ai genitori spetta solo fargli vedere i vari tipi di sport che esistono.

Spesso è difficile dare una mano al bambino per scegliere lo sport più adatto alla sua età, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, ma non dobbiamo decidere per loro. Non esistono sport di serie A e sport di serie B; ogni disciplina ha le sue caratteristiche, le sue regole (sia individuali che di gruppo) e sviluppa specifiche capacità e competenze in chi lo pratica. È importante una pratica regolare e formativa.

I genitori non devono mai dimenticare che lo sport viene praticato soprattutto per sviluppare il corpo, la psiche, per formare il carattere e per educare ad una sana ed onesta competizione basata su regole chiare e condivise.

Nessun bambino deve diventare un campione per forza, ma va aiutato ed incoraggiato a svolgere con impegno e passione l’attività sportiva, va educato al rispetto delle regole e degli avversari, all’accettazione del risultato senza eccessive aspettative e senza sensi di frustrazione.

Lo sport, se praticato con impegno e costanza, vissuto con spirito di amicizia e solidarietà, può diventare una vera scuola di vita insegnando al ragazzo che l’impegno e la leale competizione pagano sempre. L’eventuale insuccesso temporaneo può essere di stimolo alla ricerca ed al raggiungimento di risultati futuri più alti e positivi sia sul piano personale che su quello sociale e lavorativo.

Lo sport praticato regolarmente, contestualmente ad una vita sana ed equilibrata, è un eccezionale strumento di prevenzione sia delle malattie organiche e delle mal conformazioni sia dei disagi del bambino e dell’adolescente a livello psicologico e sociale, dovuti ad uno stile di vita scorretto e non sufficientemente stimolato.

Possiamo proporre al bambino di fare delle prove, oggi molte società permettono di verificare se il bambino è interessato effettivamente a quello sport o se è più il genitore che spinge (in buona fede ovviamente) il piccolo a frequentarlo.

Ai genitori spetta il compito di controllare che l’attività sia condotta in modo corretto. Non ha senso accompagnare i figli al corso e poi lasciarli lì come a un parcheggio per approfittarne e sbrigare le proprie faccende. Verifichiamo invece che la lezione preveda una preparazione fisica di base (sempre indispensabile, qualunque attività si pratichi), che non sia ripetitiva e noiosa, che il bambino abbia la possibilità di divertirsi e di fare davvero sport. Altrimenti parliamone liberamente con l’istruttore e, se l’impostazione della scuola non ci convince, cambiamo.

A qualunque età si incominci a fare sport, la figura dell’istruttore è un punto di riferimento importante per il bambino. Fino ai sei anni il piccolo atleta non ha bisogno di un semplice insegnante, che impartisca delle nozioni tecniche, ma di una sorta di baby-sitter tecnico che sappia entrare in empatia con lui, sappia ascoltarlo e riesca a farsi ascoltare.

Ma anche dopo i sei anni, l’istruttore continua a ricoprire un ruolo determinante a lui spetta il compito di motivare il suo allievo, sostenerlo durante l’allenamento, ma anche interrompere, se è il caso, la lezione per fermarsi a parlare con lui e capire quali difficoltà si possono nascondere dietro eventuali insuccessi. In questo modo si instaura una relazione che va al di là del semplice rapporto tecnico-utente e che alla fine dà i risultati migliori, perché il ragazzo va a fare sport con più piacere e un po’ per volta riesce a tirar fuori il meglio di sé. Non solo: se si stabilisce un rapporto di fiducia diventa anche più facile far affrontare all’allievo i sacrifici che l’allenamento e l’apprendimento del gesto tecnico comportano. 

A cura di Alessandra Ulgiati

 

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