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Il fattore "Compiti"

Quando la collaborazione diventa alta tensione

Tutti noi genitori aspettiamo con trepidazione il weekend, soprattutto dopo una settimana di folli acrobazie tra casa, lavoro, scuole, asili e attività sportive ….  Tempo da trascorrere in famiglia, da dedicare ai nostri figli, per fare quello che più ci piace, una gita all’acquario o i giochi al parco ma …. abbiamo dimenticato un fattore fondamentale cioè il fattore compiti.

I compiti a casa rappresentano un momento per soffermarsi o approfondire quello che si è imparato a scuola, per allenarsi e in alcuni casi per colmare delle lacune. Sempre più spesso però, il momento dei compiti si trasforma in discussioni, tensioni e nervosismi, che hanno ripercussioni non solo sull’apprendimento, ma anche sulle relazioni familiari. Molti i genitori che lamentano di vivere week end tra operazioni, riassunti, lezioni su Assiri e Sumeri; mamme e papà così stressati da chiederne addirittura l’abolizione, come recentemente successo in Francia.

Non va dimenticato che il bambino deve sempre sentirsi protagonista dell’esperienza scolastica e se questo compito spetta in primo luogo alla scuola, è fondamentale anche la collaborazione della famiglia, con la quale deve nascere una vera e propria alleanza, un impegno comune.

Cosa fare allora, per non trasformare il momento dei compiti in un vero incubo?

1) È importante che una volta scelto il momento migliore, questo diventi un appuntamento fisso che va rispettato, per non ritrovarsi la domenica sera con scenate apocalittiche e tutta la famiglia impegnata a colorare, ritagliare e incollare…pur di evitare una “collettiva” brutta figura.

2) Più l’ambiente è neutro, meglio è. Se possibile, sarebbe da evitare la cameretta per la presenza di molti stimoli che rischiano di far diminuire la concentrazione. La cameretta è poi il luogo dei giochi o del riposo… meglio riservarla per questi momenti. Infine, sono banditi divani e poltrone, meglio farli sulla scrivania o su un tavolo.

3) Per evitare scontri tra mamma e papà, ma soprattutto la confusione che può creare la gestione comune, è preferibile che sia solo uno dei genitori ad affiancarli, scegliendo chi sembra essere più adatto al ruolo.

In ultimo se nostro figlio sbaglia non facciamone un dramma, l’errore è indice di qualcosa che non è stato ben compreso o su cui bisogna soffermarsi, tenendo sempre in mente che ognuno ha i propri tempi. Spesso, per i genitori, i brutti voti sono giudizi in cui si sentono coinvolti in prima persona. Da qui, la tendenza a intervenire per correggere. Ma per il bene dei bambini, a volte, è meglio mettersi da parte. È più opportuno aspettare e osservare se l’errore si ripete o non viene rilevato, anche perché questo processo serve all’insegnante per capire a che punto è quel bambino ed eventualmente mettere in atto precise strategie.

Mettere in pratica questi consigli… e fateci sapere va.

 

A cura di Alessandra Ulgiati

 

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