Menu LatinaPerStrada.it

Attualità

Rubrica "OGGI DICO CHE... " Catalogna

A cura di Giovanni Bernardini

 

Quando si parla di secessioni si commette spesso l'errore di confondere cose diverse. 
Una cosa è la nascita di nuovi stati derivante dalla crisi di grandi imperi multinazionali. Come ad esempio il crollo dell'impero austro ungarico o di quello sovietico. 
Cosa diversa è la rottura della unità di singoli stati, da molto tempo realtà unitarie. 
E' molto difficile che uno stato da tempo unitario possa accettare la secessione di una sua regione importante. Mette in gioco interessi, legami economici, sociali e culturali troppo grossi perché possa essere subita senza colpo ferire. Una secessione morbida, attuata tramite un semplice referendum non è impossibile, come dimostra il caso della Cecoslovacchia, ma è di certo molto, molto difficile. E presuppone una comune volontà di separarsi da parte di tutto il popolo di un certo paese. Cechi e Slovacchi erano distanti su molte cose, ma non sul fatto che fosse meglio andare ognuno per conto suo. Se questa volontà unitaria di separarsi non esiste la secessione pacifica resta un miraggio. 
Non conosco bene le ragioni buone o meno buone di spagnoli e catalani, quindo non esprimo giudizi in merito. Resta il fatto che chi spera in una secessione pacifica è abbastanza lontano dalla realtà, a mio parere. 
E resta una perplessità di fondo su certi movimenti secessionisti. 
In Scozia molti, ma non la maggioranza, credo, vogliono l'indipendenza dalla Gran Bretagna solo per unirsi ancora di più alla UE. Come indipendentismo non c'è male! 
In Spagna molti Catalani, non so se se siano la maggioranza, vogliono separarsi da Madrid e nel contempo spalancare le porte alle migrazioni islamiche. Si tratta di una difesa della propria “autonomia culturale” alquanto strana, direi. 
Come finirà? Non lo so. E non credo siano in molti a saperlo. 

  

 

Sponsor