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Attualità

Rubrica OGGI DICO CHE... Lo stupro di Rimini non è solo un caso di cronaca

A cura di Giovanni Bernardini

Proviamo ad immaginarlo. 
Quattro teppisti italiani aggrediscono una coppia di migranti. Picchiano a sangue lui e violentano a turno lei. 
Quali sarebbero le reazioni dei “democratici progressisti”? Parlerebbero di un “caso di cronaca”? Limiterebbero il discorso alle responsabilità individuali? Difficile pensarlo. 
Se un simile, deprecabile, evento accadesse saremmo sepolti dagli strilli sul razzismo che avvelena l'Italia. Filosofi e sociologi, sacerdoti e psicologi ci impartirebbero dai teleschermi lunghissime lezioni sulla deriva razzista e sessista che il paese sta attraversando. Gli appelli degli intellettuali, i dibattiti, le manifestazioni su succederebbero a ritmo serrato. Qualcuno proporrebbe l'emanazione di nuove leggi contro il razzismo ed il sessismo. 
Invece i violentatori sono quattro nordafricani e le vittime della loro violenza una coppia di giovani polacchi, e il tutto diventa un puro caso di cronaca, privo di ogni dimensione generale. Gli intellettuali di sinistra sono bravissimi a cercare spiegazioni sociali per ogni volo di mosca, ma solo quando queste fanno loro comodo. 
 
E' vero, la responsabilità di uno stupro, o di un omicidio, o di un furto, di un qualsiasi crimine insomma, è sempre individuale. E va provata rigorosamente. Qualsiasi democratico liberale queste cose le sa bene, non deve certo impararle da coloro che ieri esaltavano la “rivoluzione culturale” di Mao e che oggi magari guardano con simpatia a Maduro, se non a Kim Son Un. 
Ma qui non si tratta di stabilire le responsabilità individuali di un crimine. Si tratta di capire se la politica della immigrazione senza limiti e controlli crei o non crei condizioni sociali che favoriscono il crimine. E qualsiasi persona non malata di ideologia è in grado di rendersi conto che questa politica favorisce la diffusione della criminalità. A tutti i livelli e di qualsiasi tipo. Stupri compresi. 
 
E' vero, stupratori ce ne sono ovunque, purtroppo. Non tutti i nordafricani sono stupratori, né tutti gli stupratori sono nordafricani. E lo stesso discorso vale per i migranti. 
Però non si può far finta di ignorare che la cultura da cui proviene la gran maggioranza dei migranti considera la donna un essere umano di serie B. Una persona obbligata a vivere chiusa in osceni sacchi, o, nel migliore dei casi, vestita come in occidente vestono solo le suore. per loro scelta volontaria e reversibile. E non si può ignorare che in quella cultura le donne che non vestono in tal modo, le ragazze che passeggiano in jeans o minigonna, sono considerate “provocatrici” e chi provoca, si sa, può a volte andare incontro a brutte sorprese. 
Certo, anche in occidente c'è chi sostiene che se una ragazza si veste in maniera sexy lo stupro “se lo va a cercare”. Ma da noi esiste, per fortuna, una coscienza diffusa che considera questo modo di “pensare” (si fa per dire) una bestialità. Nella cultura da cui provengono i migranti le cose sono ben diverse. 
 
Ma i "democratici progressisti" queste cose non le vogliono vedere. Hanno sostituito il mondo reale con lo pseudo mondo partorito dalla loro ideologia buonista e strillano come aquile se qualcuno si permette di dire: “il mondo vero è ben diverso dal vostro pseudo mondo ideologico”. Per loro se un migrante compie un atto di terrorismo, o un omicidio, o una rapina, o uno stupro non bisogna trarre da simili fatti nessun tipo di conclusione generale. Si tratta di casi strettamente, rigorosamente individuali. E chi non è d'accordo è un bieco razzista. 
Non si accorgono che con questo atteggiamento sono proprio loro a favorire il diffondersi del razzismo. 

G.

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