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Attualità

La replica del Presidente Armando Cusani

"Perchè conoscere il destino “giudiziario” dai media?"

Riceviamo e pubblichiamo

"In questo nostro Paese non possiamo sorprenderci più di nulla per quanto al decadimento dei livelli di etica e comportamento. Oggi l’episodio che mi ha visto  coinvolto ne è una testimonianza ulteriore.

Non volendo disquisire in questa sede circa la giustezza del dettato normativo e dando per scontata la condivisione del principio costituzionale che vuole innocente un cittadino sino a che questo non sia condannato in via definitiva, non possiamo non soffermarci sul fatto che la stampa abbia anticipato la notizia ed il conseguente giudizio morale ed etico, prima  ancora che al diretto interessato fosse notificato alcunché - ed ancor più grave -senza garantirmi la possibilità di far valere le mie tesi  e ragioni di fronte alla collettività, agli elettori.

Nel merito, l’atto, ritenuto evidentemente dovuto,  ha certamente placato la pressione mediatica ma mi ha gettato al pari della Provincia di Latina tutta,  in pasto ai tanti, troppi, che ormai da tempo auspicavano l’applicazione di una legge che, legge che dai  cultori del diritti, è detta non priva di ombre ed infedele prima ancora che alla nostra Carta fondamentale, a qualsivoglia fondamento giuspositivo e che, dunque, auspico cada sotto la scure di incostituzionalità. Il provarlo compete a ciascuno ed io non mi sottrarrò dal farlo nell’interesse oggi che è mio, ma domani di altri.

 

Riscontro ancora la volontà non di informare, un diritto verso il quale si è levato oggi lo scudo delle rivendicazioni di categoria, che pure comprendo senza riceverne alcuna reciprocità,  ma piuttosto di colpire l’uomo, la persona, vigliaccamente,  per le prese di posizione, per l’operato che se non condiviso va certamente e giustamente criticato, ma nei modi e con i toni che la dialettica politica esige ancora, nonostante il decadimento in fieri. Non sono persona abituata al compromesso e al facile accomodamento, di questo accetto le conseguenze purchè nei limiti del consentito e del rispetto che comunque io riservo a tutti, nessuno escluso.

Viene da chiedersi in quale Paese viviamo, se un cittadino deve conoscere il suo destino “giudiziario” dalle pagine di un quotidiano o dalle televisioni. Che garanzie possiamo avere? Ci dobbiamo rassegnare al fatto che i giornalisti dettino la linea alle istituzioni e siano liberi di “bastonare” tutti coloro che non si “allineano”. Converrà forse “abbonarsi” e sostenere certi editori al fine di sperare in un trattamento migliore? Io ritengo di non meritare il trattamento che mi è stato riservato. Ma ognuno è libero di pensare a modo proprio e di esprimere il proprio pensiero in questo Paese libero. Una cultura liberale per la quale sono preferibili dieci colpevoli in libertà a un solo innocente in prigione. Questo si chiama garantismo o, meglio, Stato di diritto; sotto il profilo storico, civiltà. Ciò non significa, evidentemente, essere dalla parte dei colpevoli ma, semplicemente, per i diritti dell’accusato. Si chiama presunzione di innocenza. Quella garanzia di cui io come qualsiasi altro cittadino dovrei pienamente godere ed essere garantito, difeso dalle culture autoritarie per le quali sono preferibili dieci innocenti in prigione a un solo colpevole in libertà. Si chiama giustizialismo, o meglio Stato etico; sotto il profilo storico barbarie.

Nel merito si può esser più o meno favorevoli all’introduzione di requisiti amministrativi di moralità per le cariche elettive, ma sulla natura di quei vincoli e sulle modalità con le quali vanno applicate non è consentito giocare, né operare strumentalizzazioni  pena l’intollerabile lacerazione del diritto, un ulteriore vulnus alla costituzione ed alla integrità di uno Stato che sulla carta si professa di diritto, ma che è  scivolato verso derive moraliste inaccettabili e foriere di strumentalizzazioni senza garanzie per nessuno.

Ciò non significa infatti essere dalla parte della giustizia ma, piuttosto, contro i diritti dell’Uomo. Le mie vicende giudiziarie prima di essere giudicate, con effetti definitivi,   devono essere raccontate, conosciute, valutate,  solo così se ne potranno pesare i riverberi sulla mia moralità. Semmai spetti ad un quotidiano giudicare la mia moralità e non invece ai numerosi elettori che mi hanno riconfermato alla guida della Provincia". 

 

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